Sardegna Clima Onlus

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Curiosita'

Nozioni per la previsione delle gelate

Nonostante il vero inverno tardi ad arrivare, ci troviamo a dover registrare ben 3 nuovi valori minimi di temperatura estrema sotto i -8°C LISTA RECORD DI FREDDO SARDEGNA.

Le località, sono sempre le stesse 3: Fonni Massiloi, Gavoi (valle) e Villanova Strisaili. Queste hanno, nel corso degli anni, riempito i nostri archivi con temperature sbalorditive, che si sono portate fino al valore record di -17°C il 13 Febbraio 2012.

 

Sebbene il freddo continui a permanere ad altissime latitudini, latitando da tutto il continente europeo, le tante ore di buio, l'assenza di rimescolamento e l'aria secca associata all'anticiclone ormai stabile sull'Europa Occidentale, permettono una eccezionale dispersione del calore per irraggiamento, consentendo la formazione di cuscinetti di aria molto fredda e sottile nelle vallate interne della Sardegna.

 

La chiave per il raggiungimento di questi valori eccezionali di temperatura è sicuramente l'aria secca. Il vapore acqueo è infatti il più potente dei gas serra presenti in atmosfera, in assenza di stratificazioni umide in quota (visibili dalle mappe wrf o dai radiosondaggi) la radiazione infrarossa emessa dal suolo o dal mare è libera di disperdersi verso lo spazio.

 

La assenza di vento permette il mantenimento dello strato di aria fredda, che è in genere spesso solo poche decine di metri.

 

 

 

La quota è ugualmente molto importante. In presenza di anticicloni, possiamo osservare a tutte le quote moti discendenti, che vanno ad attenuarsi più ci si avvicina al suolo. Lo strato di aria compreso tra il suolo e i 500-1000 metri è quindi quello meno interessato dai moti discendenti e frequentemente permane piuttosto umido, specie in inverno. Questo limita leggermente la dispersione della radiazione infrarossa nelle località di pianura, rispetto a quelle collocate in altopiani.

 

 

Per una corretta previsione delle gelate notturne bisogna (in presenza di anticiclone) controllare accuratamente l'intero profilo verticale della troposfera, soffermandosi sullo spessore dello strato umido sotto i 1000 metri ed escludendo la presenza di cirri a quote comprese tra 6000 e 12000 metri e chiaramente escludendo la presenza di venti sotto i 2000 metri.  

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Novembre 2015, stato di grave siccità?

Nonostante l'autunno che ha dal mese di Settembre esordito con piogge superiori alle medie su oltre il 50% del territorio isolano, oggi 11 Novembre 2015 il più noto giornale Sardo, dedica una pagina di apertura al presunto stato di grave siccità che affligge la nostra isola.

 

Fortunatamente la regione Sardegna offre un servizio di monitoraggio mensile dei quantitativi di acqua invasati in ogni singolo bacino. Consultabile cliccando su questo LINK.

Tale rapporto indica la Sardegna in una fase di PREALLARME siccità.

 

La situazione complessiva, pur non essendo rosea si presenta di poco inferiore a quella del 2014 e con un deficit più sensibile rispetto al 2013. Dati riferiti al 31 Ottobre:

 

2013 volume invasato 67.4% del totale

2014 volume invasato 63.6% del totale

2015 volume invasato 58.9% del totale

 

Nella consultazione del rapporto completo lascia tuttavia perplessi l'andamento dello stato degli invasi che nel periodo dal 31 Agosto al 31 Ottobre, perdono complessivamente circa il 4% dell'acqua invasata, circa 97 milioni di metri cubi in meno. Passando da un 62.2% al 58.9%, nonostante le piogge, che ripetiamo hanno interessato in maniera abbondante principalmente il sud e l'est della regione.

 

Non sono quindi bastate, per varie ragioni, le abbondanti piogge a permettere un netto aumento delle risorse idriche e anzi continuiamo a vedere casi in cui si registra una diminuzione. Tra questi citiamo:

 

Lago Flumendosa (Nuraghe Arrubiu) con - 46 milioni di metri cubi in 2 mesi

Liscia (Calamaiu) con - 6 milioni di metri cubi in 2 mesi

Flumenosa (Bau Muggeris) perde solo 1.6 milioni di metri cubi.

 

Nei casi in cui si registrano aumenti questi sono solo di pochi milioni di metri cubi. L'aumento percentuale è quindi piuttosto contenuto e si mantiene ben lontano dai massimi consentiti.

 

 

 

 

Concludiamo allegando un grafico che può consolarci, riferito ai metri cubi totali accumulati nei bacini sardi. Si nota come la situazione attuale sia ben distante da quella avutasi alla fine degli anni 90.  

 

 

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Piogge acide, un fenomeno esclusivamente continentale?

formationofchartIl fenomeno delle piogge acide, sebbene possibile naturalmente in presenza di forti eruzioni vulcaniche, iniziò ad interessare sistematicamente il continente Europeo sin dagli inizi della rivoluzione industriale del XIX secolo. I primi effetti corrosivi furono evidenziati sui marmi dei monumenti delle principali capitali Europee già nella seconda metà del 1800 quando si capì il nesso tra l'emissione di composti inquinanti e il degrado del marmo cittadino.

Con il tempo, il rilascio in atmosfera di quantitativi sempre maggiori di ossidi di zolfo (SOx) e ossidi di azoto (NOx) che al contatto con il vapor d'acqua generano composti fortemente acidi, fece si che gli effetti più drammatici si registrassero, a metà del secolo scorso, sopratutto sulle foreste scandinave e tedesche. La circolazione atmosferica permetteva dunque che le emissioni venissero trasportate lontano dalle aree industriali e in quelle zone verdi il valore del PH delle piogge poteva scendere fino a 2 (scala da 0 a 14 con 0 massimo grado di acidità) danneggiando immense estensioni boschive e creando particolari problemi ai laghi.

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Online i dati meteo dal tetto della Sardegna

Siamo lieti di annunciare che la stazione meteo installata sulla cima del Bruncu Spina a 1828 mt slm ha ufficialmente superato tutti i test di affidabilità durati oltre quattro mesi garantendo un'ottima continuità di trasmissione di tutti i parametri meteorologici. L'impresa, piuttosto ardita, è stata possibile grazie alla fondamentale collaborazione di due appassionati desulesi (F.P. di Desulometeo e C.Z.) che hanno gentilmente offerto il loro supporto logistico all'installazione e nelle fasi successive di testing. Basti pensare che il vento a quella quota puo' facilmente superare i 120 Km/h con temperature che durante l'interno possono rimanere sotto lo zero per intere settimane raggiungendo punte di -15°C. Sarà una bella sfida con l'inverno che si avvicina testare la durata degli accumulatori.

La strumentazione (Lacrosse 2350) è infatti totalmente alimentata con energia solare e trasmette ogni 5-10 minuti mediante un apparato GPRS gestito da un microcomputer Raspberry. Il software di gestione è stato interamente sviluppato da Borja Lopez Fernandez, un appassionato di meteorologia spagnolo che collabora attivamente con l'associazione Sardegna Clima.

I dati trasmessi, già consultabili sulle nostre mappe (http://www.sardegna-clima.it/index.php/rete-stazioni-meteo-sardegna/mappa-rete-stazioni-amatoriali) e mediante l'App ufficiale di Sardegna Clima, sono archiviati sui nostri server e condivisi con il Dipartimento di Scienza della Vita e dell'Ambiente (DISVA) dell'Università degli studi di Cagliari nell'ambito di un progetto di monitoraggio climatologico delle zone cacuminali del Gennargentu. Ad oggi, non esistono infatti dati storici provenienti dalle cime più alte del Gennargentu eccezion fatta da un breve periodo di funzionamento di una centralina SAR alla fine anni '90, purtroppo dismessa dopo pochi mesi dall'installazione.

Con una punta di orgoglio possiamo infine affermare che la centralina installata da Sardegna Clima risulta attualmente l'osservatorio meteorologico on-line più alto di tutto il Mediterraneo Occidentale. Tale installazione ha infatti superato la più alta stazione della Corsica (Ghisoni-Capaghjolu) collocata a 1670 mt.

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Durante l'installazione avvenuta a Maggio 2015
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Foto dei sensori con sullo sfondo Punta La Marmora
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Schermata della App Android di Sardegna Clima

 

 

 

 

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